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La prima idea di un’inchiesta sulla storia dei naufragi dei migranti nel Mediterraneo nasce nell’estate del 2012, pochi mesi dopo il primo incontro dei Dataninja (questo nome non esisteva ancora, avrebbe visto la luce solo in ottobre). Per l’esattezza, il 6 luglio 2012 troviamo i dati raccolti da Gabriele del Grande sul suo blog / osservatorio Fortress Europe e capiamo subito che è la più grande e precisa raccolta esistente di dati sul fenomeno dei morti durante le migrazioni in Europa.

Lo scraping della tabella originale è presto fatto e restituisce un foglio di calcolo con data, luogo, descrizione, nome della fonte e link alla fonte per più di 1600 eventi luttuosi avvenuti negli ultimi 25 anni. All’epoca non avevamo un’idea chiara di come analizzare e raccontare questi dati, o almeno non di come farlo diversamente da Gabriele Del Grande, che seguiva il fenomeno da più di sei anni. Un’immagine però ha guidato fin dall’inizio le nostre riflessioni sul tema: migliaia di vittime dimenticate in tanti anni di migrazioni via mare rendevano le acque del nostro Mediterraneo intrise di sangue e morte.

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Sapevamo fin da subito, invece, che non si trattava certo di un argomento mainstream, un tema che interessasse particolarmente i grandi editori. Sicuramente i grandi incidenti, purtroppo facilmente prevedibili vista la dimensione dei flussi negli anni e l’innegabile pericolosità delle rotte, avrebbero attirato l’attenzione della stampa, ma per lo più nell’ambito di un’informazione decontestualizzata e attenta solo al momento presente, priva di memoria storica. Per lo più, appunto, non esclusivamente.

Su quella tabella sostanzialmente testuale ci abbiamo lavorato nei ritagli di tempo, lentamente e in maniera discontinua, portando avanti quella che era l’operazione più importante, ma anche più difficile di tutta l’analisi dati: la ricostruzione dei luoghi dei naufragi, con coordinate geografiche le più precise possibili. O comunque le più credibili possibile. E il triste conteggio di morti e dispersi, descritti con dovizia di particolari da Gabriele, ma non elencati come semplice numero in un’apposita colonna della sua tabella. Tutto a mano, sostanzialmente, dividendoci il lavoro grazie alle funzionalità collaborative degli strumenti di Google Drive.

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Quel lavoro lungo e lento ci ha permesso però di mettere occhi e mani dentro quei dati, di leggere ogni singola storia, di scorrere tutti i luoghi delle tragedie, di renderci pienamente conto di quale enormità fosse accaduta in quegli anni in cui anche per noi il mare era qualcosa di associato alle vacanze estive e poco più. Ci siamo anche ingegnati per automatizzare le operazioni ripetute con più frequenza, sviluppando una piccola utility online basata sulle API di Google Maps. CoordFinder è infatti servita per rispondere a una semplice esigenza: facilitare la geolocalizzazione manuale di eventi descritti come “naufragio avvenuto a 25 miglia a sud-est dell’isola“.

Alla fine il 22 aprile 2013, a ben nove mesi dalla prima idea, il sito datajournalism.it diretto da Elisabetta Tola ha pubblicato la nostra mappa con un titolo che dà il nome anche a questo blog: “Mar Mediterraneo, tomba di migranti”. Una vera e propria applicazione web interattiva che permette di esplorare il dataset geolocalizzato fino a quel momento (circa 250 eventi dal 2009) in due modalità: liberamente, attraverso lo zoom e il click sui vari marker rappresentanti i singoli eventi, oppure attraverso un racconto muto nel tempo che anno per anno mostra gli eventi accadere, uno dopo l’altro.

La mappa del Mediterraneo si presenta con sovrapposta una heatmap, una mappa d’intensità che evidenzia le zone di mare con la più alta concentrazione di vittime. Zoomando si cominciano a vedere gli eventi raggruppati prima per nazione e poi per città più prossime ai luoghi dei naufragi. Bolle rosse la cui superficie è proporzionale al numero di morti e dispersi, che al massimo zoom rappresentano i singoli eventi luttuosi, con data, breve descrizione e link alla fonte. Nella modalità “Storia” invece si parte dall’autunno del 2009 e via via che il tempo scorre i naufragi si susseguono uno dopo l’altro, con le relative bolle rosse che sembrano esplodere lì dove è avvenuta una tragedia e il conteggio delle vittime che sale impietoso. L’animazione si (sof)ferma su alcuni casi emblematici, particolarmente gravi o rappresentativi, permettendo di leggerne la storia completa prima di proseguire.

Il nostro lavoro fino ad allora in ombra aveva finalmente trovato spazio nell’arena pubblica e noi abbiamo cominciato a mostrarlo in giro, a usarlo per discutere del tema, per riflettere insieme ad amici e colleghi su come usare i dati nel giornalismo senza perdere il contatto con l’umanità che dietro quei numeri è sempre presente. Se n’è parlato al Festival del Giornalismo di Perugia 2013 e lo abbiamo presentato e discusso a Digit 2013, a settembre, e in tante altre occasioni, tra seminari e lezioni. Fino al quel tragico 3 ottobre 2013.

La stagione degli sbarchi è agli sgoccioli, l’incombente stagione invernale riduce drasticamente i giorni di mare abbastanza calmo da poter essere attraversato. Ma la mattina del 3 ottobre uno scafo con centinaia di migranti a bordo si incaglia nei pressi dell’Isola dei Conigli, a poca distanza dalla spiaggia di Lampedusa. Scoppia un incendio a bordo, i soccorsi non riescono nell’impresa e perdono la vita circa 360 persone, tra uomini, donne e bambini. Con i nostri dati, aggiornati in tempo reale grazie a Gabriele, siamo usciti la mattina dopo su Wired Italia con un articolo intitolato “Lampedusa, la mappa dei naufragi”, mostrando come la rotta di Lampedusa fosse da anni la vera tomba di migranti. Come quell’evento, di certo tra i più gravi della storia recente per le sue dimensioni, fosse l’ultimo di una lunghissima serie di naufragi, spesso avvenuti con modalità del tutto simili, e quindi tutto tranne che inaspettato, fatale, imprevedibile.

All’indomani della pubblicazione su Wired abbiamo capitalizzato i frutti di un’altra scelta che avevamo fatto a suo tempo: quella di rilasciare il nostro dataset in CC-BY. I dati primari rimangono di Gabriele (ma anche lui li rilascia in CC-BY), ma noi siamo autori del dataset ordinato, strutturato e arricchito con le coordinate geografiche. Grazie alla licenza Creative Commons, però, permettiamo a chiunque di prendere e riutilizzare come più gli aggrada quei dati e quel dataset, purché ci citi correttamente come fonte. Lo ha fatto per esempio Alexandre Léchenet, giornalista di Le Monde, che ha rimesso su mappa i dati, ha analizzato quelli più vicini agli interessi dei suoi lettori (Francia e paesi di influenza francese) e ne ha pubblicato un articolo intitolato “4000 migrants morts en Méditerranée depuis 2009”. A margine è doveroso citare anche la nostra uscita sulla rivista indipendente di giornalismo grafico “Mamma!” con una doppia pagina dal titolo “Fortezza Europa: ventimila speranze naufragate“, grazie all’invito dell’amico Carlo Gubitosa, che avrà un ruolo importante anche nel proseguo di questa storia.

Giunti a questo punto avevamo comunque già capito che serviva una svolta, un’idea nuova. Dopo un anno non potevamo continuare sulla base dei soli dati di Gabriele, ripeterci ancora a ogni naufragio. E soprattutto che da soli non avremmo più potuto arricchire la narrazione di un fenomeno così ampio e complesso come quello dell’immigrazione in Europa. Così alla fine di agosto 2013 avevamo buttato un sasso nello stagno, segnalando il bando internazionale di JournalismFund a un nostro amico tedesco, Nicolas Kayser-Bril, conosciuto grazie alla vicenda Datawrapper. Da quel sasso è nata una piccola valanga, che alla fine si è tradotta nel progetto europeo “The Migrants Files”, finanziato con qualche migliaio di euro e che al momento vede coinvolti 12 giornalisti di 5 testate da 6 paesi diversi.

Ma questa è un’altra storia

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CC BY 4.0 This work is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

3 Comments

  1. Data Journalism Awards a Barcellona, come è andata » dataninja.it - […] lon­tano, è legata a dop­pio filo alla sto­ria di Dataninja, ed è pos­si­bile leg­gerla sul sito dedi­cato: in due…
  2. Data Journalism Awards in Barcelona, ​​how did it go? » dataninja.it - […] is very clo­sely lin­ked to the history of Dataninja itself, and you can read it on the dedi­ca­ted web­site…
  3. Data Journalism Awards in Barcelona, how did it go? » dataninja.it - […] is very clo­sely lin­ked to the history of Dataninja itself, and you can read it on the dedi­ca­ted web­site…

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